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Dwyane Wade si confessa: "Ecco perchè ho lasciato i Miami Heat"

09.11.2016 12:56
Qualcosa di grave deve essere successo la passata stagione tra Dwyane Wade e la dirigenza degli Heat, tant’è che alla fine Flash ha deciso di allontanarsi dalla città per la quale ha sempre giocato da professionista. In una recente intervista ha avuto la possibilità di ritornare sulla sua separazione dalla franchigia che lo aveva scelto al draft del 2003, svelando che:
“Pensavo che ci sarebbe stata la possibilità di chiudere la mia carriera a Miami, ma quando succedono delle stron… non ci puoi far niente, devi essere preparato ad andartene. Ho capito velocemente che si tratta di un business prima di tutto”
wade-bosh-lebron Quando gli è stato chiesto di parlare dei sacrifici economici che fece pur di creare maggior spazio salariale per l’arrivo di Bosh e James a Miami, ha risposto:
“Penso che la cosa più importante sia la comunicazione. Sono consapevole che questo business [della NBA ndr] sia uno dei migliori nel mondo dello sport. E’ molto importante come comunichi le tue intenzioni, per evitare di creare dei disagi. Questo è il modo in cui ottieni il rispetto, devi prima di tutto darlo, per poi ottenerlo. Dissi a loro che era la free agency, e che loro dovevano fare il loro lavoro,così come io dovevo fare il mio. Gli dissi che sarei diventato un free agent e che non avrei aspettato una loro chiamata al telefono.”
Per quanto riguarda Hassan Whiteside:
“Hassan per loro era una priorità, ed avevano ragione a considerarlo tale… Capì che loro puntavano forti su KD. E allora cominciai a guardarmi intorno perché se le cose non vanno nella giusta maniera, allora devi cercare un’altra strada. Quando si è trattato di fare dei sacrifici li ho fatti. Invece che guadagnare 127 milioni, decisi di ridurli a 110, non solo per far venire LeBron e Chris Bosh, ma anche perché volevo che Haslem non andasse via da Miami”.
wade-bron Poi Wade è tornato anche sul ritorno di James a Cleveland, e da quel momento è cominciato a girare tutto:
“Quello è stato il momento in cui tutto ha cominciato a girare… Decisero di dare il massimo contratto a Chris, e da quel momento è iniziata una situazione nella quale non ero felice… E così decisi di scegliere per l’opt-out, e la stagione successiva firmai un contratto annuale da 20 milioni, perché nella mia carriera non avevo mai guadagnato 20 milioni in una stagione. Io volevo un contratto pluriennale, mentre loro volevano più spazio salariale. Non so perché non abbiano voluto firmare con me un pluriennale, è difficile dirlo.”
Poi è anche tornato a parlare del suo rapporto attuale con la dirigenza di Miami:
“Mantengo contatti con tutti, anche con Pat. Dai proprietari in giù, ho solo rispetto per tutti loro, e non ho rancore. Capisco anche Pat, e so che è uno spirito competitivo, e anche se la gente non mi crede, non ho niente contro lui. Tutto è andato come doveva andare, per cui va bene.

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